Questo contenuto è disponibile anche in: Inglese Spagnolo

Dopo 13 anni con l’azienda che ha fatto la storia della pesca in apnea, Omer, il Campione Italiano, Stefano Claut, ha deciso di un importante passaggio all’azienda greca che oggi sta segnando importanti passi nel mondo della pesca in apnea, Pathos. Ragioni, motivazioni, curiosità di questa scelta da parte di un atleta molto amato.

Stefano Claut Team Pathos
Stefano Claut con sacca e porta fucili Pathos
Stefano Claut sorride con i nuovi prodotti Pathos
Pinne Pathos Supreme e muta Pathos Team…il massimo!

Apnea Passion: Un passaggio da Omer a Pathos, da un’azienda italiana che ha fatto la storia ad una greca che la storia la sta facendo. Quali sono le tue sensazioni?

Stefano Claut: Sicuramente ogni cambiamento nella vita è stimolante, per questo motivo mi sento pronto a dare il mio contributo come tester e come atleta, inoltre ho diverse amicizie in pathos. Giacomo De Mola con cui ho condiviso già diverse gare assieme, Igor Bisulli con cui ho vissuto avventure marine delle più disparate e David Croselli con il quale pesco tutta l’estate in giro per la Croazia, insomma mi sento già in famiglia .

AP. Parliamo di te, della tua passione per la pesca e lo sport in generale. Quali sport pratichi e cosa ha la pesca in apnea di veramente speciale?

SC: Sono uno sportivo a cui piace sempre provare un po’ di tutto, ma anche impegnarmi seriamente nei miei sport secondari. Per anni ho fatto arrampicata sportiva che mi dava forti emozioni, poi per motivi di tempo sono passato alla bici mtb e in questi ultimi anni alla corsa, che è uno sport molto semplice che non necessita di grande organizzazione. Ho iniziato su strada nelle varie distanze, 10 km, mezza maratona e per finire con la maratona, con risultati buoni. Poi sono passato al trail, dove è emersa la mia ricerca del contatto con la natura e l’adrenalina delle discese su terreno tecnico.
Ho partecipato a diverse ultramaratone fino al massimo di 57 km con molto dislivello che ben si sposano con la mia determinazione e caparbietà. Sono gare, queste, dove conta molto la testa oltre che il fisico.
Devo dire però che le emozioni che mi da la pesca in apnea non le trovo in nessun altro sport; mi sembra di vivere sempre nuove avventure ogni volta che mi immergo, e mi da un senso di libertà e pace interiore impagabili, soprattutto nella pesca profonda, dove la sensazione di volare sott’acqua non ha rivali.

AP: Quando hai iniziato a pescare in apnea, dove e quando hai incominciato a gareggiare? Ci sono aneddoti delle tue prime esperienze di pesca in apnea?

SC: Ho iniziato in modo molto semplice catturando seppie in campeggio con la fiocina a mano. All’inizio non ero molto attratto dalle gare, ma una volta provate ed entrato nella modalità agonistica mi sono appassionato e impegnato con determinazione. Ho cominciato con le selettive a Trieste a 22 anni, qualificandomi quasi subito, ma poi ai campionati italiani ho ricevuto diverse batoste. Tuttavia, non mi sono demoralizzato, ma anzi ho capito che dovevo fare più esperienze possibili in giro per l’Italia, e ho iniziato a viaggiare per capire sempre di più sui vari fondali e i tipi di pesca. È stato un percorso lungo che mi ha arricchito tecnicamente sempre di più.
Come triestino ero sicuramente svantaggiato, perché non avevo a disposizione fondali allenanti, quindi l’unica soluzione era questa.
Un bel ricordo dei miei esordi fu una garetta sociale a squadre in Croazia dove vincemmo con un carniere da favola, facendo rimaner male vari veterani che erano sicuramente molto più quotati di noi. Penso sia stato lì che è scattata la molla agonistica che mi ha spinto a migliorare sempre di più.

AP: Hai certamente un’epserienza importante di pesca in apnea. Dove hai pescato e quali luoghi ti hanno impressionato maggiormente, quali i tuoi preferiti? Aneddoti?

SC: Sono molto fortunato perché sono riuscito ad avere esperienze di pesca in varie zone del mondo, sia viaggiando con la mia famiglia, che grazie alla nazionale di cui faccio parte dal 2010.
Ho pescato in Perù, Australia, Portogallo, Grecia, Sud Africa, Croazia, Spagna, Danimarca, Finlandia e di ogni viaggio ho bei ricordi .
In particolare, ricordo il Perù, dove preparavamo il mondiale pescando nella risacca oceanica nel torbido con le otarie che ci giravano attorno e spesso approfittavano per rubarci i pesci appena arpionati. Dell’Australia ricordo invece un’abbondanza di pesce quasi imbarazzante, una facilità di cattura su pesci poco smaliziati e i numerosi squali che infestavano quelle acque. Si pescava a burley, ossia pasturando, questo attirava gli Spanish Mackerel, ma anche cernie giganti e appunto gli squali. Il pesce catturato bisognava fulminarlo e portarlo subito in barca, altrimenti era un pesce perso tra cernie grandi come una Fiat 500 e squali voraci .
Ricordo uno squalo tigre di circa 4 metri che nel torbido mi è passato a fianco facendomi prendere quasi un infarto 🙂

AP. Passiamo alle competizioni. Quali ricordi maggiormente? Quali sono stati gli Eventi con la E maiuscola ai quali hai partecipato? Cosa cambieresti oggi per migliorare le competizioni?

SC: Di gare ne ho fatte veramente tante e di diverse categorie. Conservo ricordi stupendi sia di gare internazionali che di semplici selettive ed è quindi molto difficile scegliere.
Ad esempio, ricordo una selettiva a Livorno sulle secche della Meloria dove mi classificai primo senza preparazione. Venivo da più di 2 mesi di stop a causa di una brutta operazione chirurgica, era la seconda volta che entravo in acqua, allenamento pari a zero e nonostante ciò ottenni il primo posto. Finita la gara a pinne venni recuperato da un socio del circolo con la sua barca che subito mi disse che avevo disputato un’ottima gara, ma io ero scettico non avendo visto altri carnieri. Scoprii poi parlando con lui che si trattava di Bacci (Campione di pesca in apnea livornese ndr). Iniziai quindi a dare più credito alle sue supposizioni, infatti aveva ragione!
Mi piacciono molto le gare a squadre e non posso assolutamente dimenticare le nostre tre vittorie consecutive alla gara di Rovigno (Settimi, Smeraldi, Mastromauro).
Nell’edizione della prima vittoria si verificò un’abbondanza di pesce incredibile. Facemmo una tattica di gara perfetta e portammo alla pesa un carniere mostruoso, che penso raramente si vedrà in gare nelle nostre zone: 29 pesci, tra cui tre dentici presi in tana, di cui il più grande 7,3kg! Aver vinto quell’edizione con ben 60 squadre da tutta Europa fu memorabile.
Stesse emozioni le ho provate con la nazionale alla gara internazionale di Zara, dove insieme a De Mola, Ascione e Ominetti riuscimmo in un impresa direi titanica, vincendo con un super carniere e ponendo fine al predominio di Gospic e la sua squadra, che vinceva sempre ogni edizione.
Le gare internazionali più importanti a cui ho partecipato sono state l’europeo in Finlandia (13), l’Europeo a Cadice (8), l’Europeo a Lussino in Croazia (4) , il mondiale a Syros come riserva (2 a squadre) e per ultimo l’Europeo in Danimarca, dove abbiamo vinto a squadre e ho ottenuto il secondo posto nella classifica individuale.
Per quanto riguarda le competizioni a livello nazionale, penso che siamo sulla strada giusta, soprattutto con la preparazione libera, fattore che in passato agevolava troppo i locali, e l’introduzione delle cernie bianche e dorate. La Federazione (FIPSAS) ed il ct (Marco Bardi) stanno lavorando molto bene a mio avviso.
A livello internazionale speriamo di riprendere al più presto. Nel 2020 dovevo partecipare insieme a De Mola e Croselli al campionato del mondo a squadre a Zara poi rimandato. Anche il mondiale in Italia è una ghiotta occasione per noi, speriamo…

AP: Dai prodotti Omer a quelli Pathos. Non vogliamo sapere quali sono migliori, ma certamente quali prodotti Pathos ti hanno impressionato maggiormente in questo primo periodo di test?

SC: Ho subito avuto un ottimo feeling con gli arbalete, che sono molto precisi e di ottima fattura, i mulinelli che si sbloccano da soli li trovo molto importanti per la sicurezza.
Ho usato le pinne Supreme in carbonio e ho apprezzato da subito l’ottima spinta che ben si sposa con la mia tipologia di pinneggiata.
Ma quello che mi ha impressionato di più è la muta Team invernale, davvero calda e confortevole, e i guanti in metalite interno da 3mm, con i quali sto pescando al posto delle moffole da 5mm che usavo prima .
Nel golfo di Trieste la temperatura dell’acqua scende anche a 5° C in superficie e all’esterno capitano spesso giornate con temperature appena sopra lo zero, una buona coibentazione termica risulta molto importante per evitare il congelamento :).

Stefano Claut con pinne Supreme, muta Team e arbalete Laser Carbon
Stefano Claut all’agguato in acqua bassa
Stefano Claut con una bella spigola pescata con il Pathos Saragos