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Editoriale

(Carlo Forni – Direttore Responsabile)

Salvimar snorkels

E’ l’argomento più dibattuto sul fronte della sicurezza, e sul quale ancora non si è arrivati ad una soluzione: la risalita dal tuffo con o senza boccaglio in bocca. Le didattiche, nate in genere dall’apnea pura, indicano con forza la soluzione senza il boccaglio, ma per la pesca in apnea questa scelta è la più sicura? Riapriamo il dibattito, questa volta nel modo più attento e analitico possibile, e diamo voce ad Esperti e Campioni internazionali indiscussi di pesca in apnea di ieri e di oggi, che sono fermamente orientati verso l’utilizzo del boccaglio durante la risalita dal tuffo. Abbiamo voluto dare spazio a tutti loro e a Gabriele Delbene, Vicecampione del Mondo a squadre 2004 e Vicecampione Europeo a squadre 1999, detentore del record del mondo di Abyssal Spearfishing (-62,4 metri), che con la sua Manovra Globale di Risalita già dai primi anni 90 lotta per sottilinearne l’importanza. Non vuole essere questa una trattazione polemica, ma invece costruttiva, nella volontà di analizzare nuovamente un argomento troppo importante per essere dimenticato. Un lavoro intenso da parte della redazione di Apneapassion, fondamentale, anche fosse utile a salvare una sola singola vita!

La Manovra Globale di Risalita

(di Gabriele Delbene)

Inspirare col naso ogni paio di secondi per tutta la risalita e rilassarsi espirando delicatamente nel boccaglio a 30 cm dalla superficie. Questa in estrema sintesi è la semplice pratica della “Manovra Globale di Risalita” o MGR.

Questa manovra per la sicurezza del pescasub aumenta l’apnea proprio nel momento più critico, la risalita, e dona anche la concreta possibilità di riprendersi da un eventuale sincope a galla respirando nel boccaglio, la situazione statisticamente più frequente. E’ un’abitudine naturale di semplice apprendimento ed esecuzione, utilizzata molto spesso anche inconsapevolmente dai pescatori più esperti. Ho cominciato a intuirne i vantaggi sulla sicurezza nel 1989, quando un noto pescasub mi raccontò un episodio per me illuminante che mi tolse ogni dubbio su come utilizzare il boccaglio durante la pesca. All’epoca, pur essendo imperante la regola del boccaglio in bocca, era anche molto di moda ventilare col boccaglio staccato dal cinghiolo per poi tenerlo in mano o infilato in cintura per tutta l’immersione. Questo bravissimo agonista che pescava in solitudine, mi raccontò di essersi risvegliato da una sincope ad almeno cento metri di distanza dal pallone. Stava pescando profondo e si rese conto di essere in grossa difficoltà in risalita. Poi il black out. Dalla ricostruzione dei fatti il sub sincopò qualche metro sotto la superficie e per inerzia arrivò all’aria col boccaglio allagato e galleggiò a causa dell’assetto molto positivo, rimanendo per tutto il tempo dell’arresto respiratorio in posizione pancia sotto col boccaglio inserito nella bocca. Alla ripresa involontaria degli stimoli respiratori il nostro sopravvissuto ingurgitò prima qualche centimetro cubo di acqua marina (praticamente soluzione fisiologica) contenuta nel boccaglio, ma dopo aspirò anche un volume importantissimo d’aria che lentamente lo riportò alla coscienza. Da quel racconto capii che non avrei mai più tolto di bocca il boccaglio e questo fu il pilastro base delle mie successive considerazioni sulla MGR. Come ho sintetizzato nell’introduzione, un aspetto basilare della MGR sta nell’inspirare col naso in risalita l’aria della maschera, e l’altro nello svuotamento facilitato del boccaglio. Ora analizzeremo più nel dettaglio la prima fase.

La fase 1: il recupero dell’aria dalla maschera

La MGR è divisa in due fasi. La prima è il recupero dell’aria dalla maschera e la seconda è l’espirazione facilitata. Nella prima fase si dovrà semplicemente inspirare dal naso ogni paio di secondi in risalita, una cosa molto simile a quello che fa il bambino col naso che cola per il raffreddore. Ma perchè fare questo e quali vantaggi porta?

Gabriele Delbene Manovra Globale di Risalita fase 1

Durante i primi secondi dell’immersione, nella discesa verso il fondo, siamo costretti a compensare la maschera per evitare il famoso effetto ventosa. La pressione in superficie pari ad una atmosfera, aumenta di una atmosfera ogni dieci metri di profondità. Ciò significa che all’iniziale volume medio di una maschera quantificabile in circa 150 centimetri cubici (vai al Super Test delle maschere ndr), dovremmo aggiungere, insufflandoli al suo interno, altri 150 centimetri cubici ogni 10 metri di profondità, altrimenti la maschera ci si schiaccerà sul viso. L’aria immessa nella maschera da dove proviene e che caratteristiche avrà? Lo spazio aereo che si trova tra la bocca e i bronchi sappiamo che accoglie una quantità d’aria pari ad almeno un litro. Sappiamo anche che gli scambi gassosi avvengono negli alveoli polmonari, le ramificazioni più capillari dei bronchioli dove avviene il contatto col sangue. Quindi nella zona tracheobronchiale nei primi secondi di apnea stazionerà aria riccamente ossigenata, l’ultima ad essere entrata durante l’inspirazione finale forzata, e che non si è ancora mossa, mescolata, né tantomeno è stata” lavorata” dagli scambi. In discesa, in quei circa 35\40 secondi che l’apneista impiegherà per raggiungere i 30 metri, da questo litro di aria vengono spostati nella maschera 150cc ogni dieci metri. Per cui nella maschera si verranno a trovare 600cc (150 iniziali più 450 insufflati) di aria ridotti ad un quarto del loro volume che consente a quella quota di tenere la forma della maschera inalterata. Sul fondo gli scambi gassosi continuano tra le molecole d’aria intrappolate negli alveoli. Interviene anche una ricompartimentazione del sangue conosciuta come blood shift. Nel circolo polmonare affluisce e ristagna una massa ingente di sangue che ha una funzione protettiva dallo schiacciamento, ma che con la sua azione idropneumatica contribuisce, insieme all’insorgenza delle contrazioni diaframmatiche, a mescolare l’aria alveolare ricca a questo punto di CO2 (anidride carbonica) con quella ossigenata che si trova tra bocca e bronchioli. Da questo rimescolamento rimane però escluso il volume d’aria racchiuso nella maschera che, anche se in comunicazione con tutto il resto, diventa in pratica uno spazio sostanzialmente isolato. Infatti la comunicazione tra maschera e spazi aerei interni è assicurata solo dal passaggio che sfocia nelle narici, un tortuoso e stretto collo d’oca che ostacola i flussi spontanei. Immaginate un appartamento riscaldato: se si apre una finestra da dove entra aria fredda le prime stanze a raffreddarsi saranno quelle con le porte spalancate e solo tardivamente quella con la porta socchiusa. In risalita succede che la pressione diminuisce velocemente e quindi l’aria nella maschera in pochi secondi quadruplicherebbe il suo volume arrivati in superficie. Se noi non la recuperiamo volontariamente spostandola in direzione dei polmoni, semplicemente uscirà dalla maschera e la perderemo. Infatti, senza un’azione prevalentemente volontaria l’aria tenderà ad andare verso l’alto, avrà più facilità a vincere le deboli resistenze all’uscita offerte dalla maschera che non a ritornare verso il basso attraverso lo stretto canaletto a forma di collo d’oca che parte dalle narici. Osservando alcuni pescatori in apnea meno esperti, sarà facile individuare la dispersione sotto forma di una lunghissima scia di micro bolle che fuoriesce dalla maschera dal momento dello stacco dal fondo al raggiungimento della superficie. Sommando tutte quelle micro bolle otterremo mezzo litro d’aria. E’ esattamente come se in risalita stessimo costantemente e leggermente espirando. D’ora in poi cercate di fare caso nei video alle risalite dei campioni di apnea e quelle dei pescatori in apnea meno esperti. Vedrete che i campioni ben raramente disperdono aria. Quindi chi non la recupera sta lasciando andare l’equivalente di quasi mezzo litro d’aria che su una persona di corporatura media rappresentano il 10%, 15% del totale della sua scorta d’aria. Se accettiamo il concetto che la maggior scorta d’aria e quindi di O2 (ossigeno) abbia un ruolo proporzionale col tempo di apnea, dal punto di vista teorico quindi al tempo di apnea totale verrebbero a mancare verosimilmente quasi le stesse percentuali. Quindi potenzialmente un’apnea di un minuto e mezzo effettuata a 30m di fondo col recupero aria potrebbe guadagnare altri 10 di quei 90 secondi passando ad un minuto e 40 secondi.

Gabriele Delbene abyssal corvina

Il vantaggio nel momento critico

Quei secondi guadagnati però quando vengono resi disponibili?

Qui sta uno dei grandi vantaggi della Manovra Globale di Risalita; infatti questo guadagno di ossigeno e tempo avviene nel momento critico per eccellenza, gli ultimi secondi della risalita. La sensazione di improvviso benessere che sopraggiunge solo qualche secondo dopo che si sia iniziato a “respirare” dal naso dopo lo stacco dal fondo è inconfondibile per chi la pratica. Ciò si spiegherebbe anche col fatto che ci vorrebbero alcuni secondi in presenza delle contrazioni diaframmatiche per rimescolare l’aria pura riccamente ossigenata proveniente dalla maschera, che prenderebbe lentamente il posto di quella ormai viziata all’interno degli alveoli. Qualche secondo aggiuntivo per permettere a questa scorta di raggiungere gli alveoli e quindi qualche secondo perché l’O2 si diffonda ed arrivi al cervello. Per cercare di darne una spiegazione fisiologica, posso solo semplicemente ipotizzare che in risalita proprio la mancata istantanea ed inversa ricompartimentazione del sangue crei un “ristagno” ematico che per la legge di Boyle andrà a creare una maggiore sovrapressione intratoracica funzionale al proseguimento degli scambi gassosi contro il gradiente osmotico teorico.

La fase 2: l’espirazione semplificata senza sforzo respiratori

La seconda fase è chiamata dell’espirazione facilitata ed avviene a circa 20\30 cm dalla superficie. Semplicemente consiste nel rilassarsi espirando delicatamente e tenendo il boccaglio in bocca. In quegli ultimi decimi di secondo che ci separano dalla superficie smettiamo volontariamente di trattenere l’aria. Questo non comporterà NESSUNO SFORZO ESPIRATORIO ma solo l’abbandono, il rilassamento. Sarà infatti solo la nostra azione volontaria a trattenerci in questa condizione di inspirazione forzata. L’aria si trasferisce nel boccaglio, si espande espellendo l’acqua all’esterno. Il flusso d’aria dell’inizio dell’espirazione è leggero e controllato. Il volume maggiore fuoriuscirà una volta raggiunta la superficie completando l’espirazione. Ci troveremo quindi a galleggiare a boccaglio libero senza aver fatto NESSUNA CONTRAZIONE MUSCOLARE ULTERIORE (sforzo espiratorio). Ricordo che la tecnica più antica prevedeva di arrivare fino a galla per poi sputare con forza l’acqua ancora presente nel boccaglio che, essendo in quel momento in regime di gravità, aveva un certo peso da vincere per essere espulsa. Questo sforzo poteva fare la differenza tra rimanere coscienti o andare in sincope nella fase più critica. Era facile capire quando avvenisse tutto questo osservando, ma anche ascoltando un apneista in riemersione. Si vedeva uno sbuffo d’acqua verticale simile a quello di un capodoglio accompagnato da un rumore secco e scrosciante inconfondibile. Successivamente le didattiche decisero, in virtù di questo, di non effettuare questo sforzo espirando senza tenere in bocca il boccaglio. Per l’apneista puro non ci sono altro che vantaggi. Gli apneisti sappiamo che si allenano in gruppo sul cavo contando almeno sulla presenza di un compagno pronto ad intervenire. Il boccaglio fa attrito in movimento durante i lunghi percorsi dell’apnea pura e costituisce un ostacolo. Inoltre, non c’è nessuna necessità di non perdere il contatto visivo con l’osservazione continua dell’ambiente circostante, aspetto questo davvero importante per il pescatore.

Pesca in coppia con un solo fucile

Dobbiamo doverosamente ribadire che la pesca in coppia con una solo fucile e assetto galleggiante anche in completa espirazione è l’UNICA FORMA INFALLIBILE DI PREVENZIONE dagli esiti di incidenti sincopali. Sappiamo anche che non sempre è facile rinunciare ad una battuta perché il compagno prediletto magari quel giorno non può esserci. Didatticamente è fin troppo ovvio che il PRIMO PUNTO sia sviluppare la didattica della pesca in coppia con un solo fucile carico. Mentre si fa questo però non bisogna dimenticare la realtà. Attualmente quanti sono quelli che adottano la vera pesca in coppia controllandosi ad ogni tuffo? Diciamo un 5% ad essere generosi. Pescare soli, un errore molto umano, questo si, che può costarci la vita.

Nel caso realistico dove il pescatore si trovi solo e in sincope, galleggiando in superficie, dopo alcuni secondi di black out uno stimolo involontario alla respirazione lo spingerebbe ad inspirare profondamente. SE MA SOLO SE avrà avuto in questo momento di panico la presenza di spirito e la lucidità per farlo, si sarà messo nella condizione migliore per respirare. Avrà abbandonato piombi, maschera e boccaglio per galleggiare faccia in alto nella classica posizione del morto a galla. Il punto è questo. La sincope è infida, si sa. Spesso arriva anche qualche secondo dopo che si sarà raggiunta la posizione della ventilazione.

Scenari possibili nell’incidente sincopale

A questo punto ci sono 3 possibili scenari.

SCENARIO 1: CON BOCCAGLIO SVUOTATO (95% dei casi ipotizzabili),che è anche quello statisticamente più frequente. Il sub va in sincope a galla, a volte addirittura diversi secondi dopo la riemersione, il boccaglio ben trattenuto in posizione dai denti è svuotato completamente, la bocca non si allaga perché si comporta come un bicchiere messo in verticale con il fondo rivolto verso l’alto. Alla ripresa degli stimoli involontari riprende a respirare tranquillamente tornando alla coscienza dopo pochi secondi.

SCENARIO 2:CON BOCCAGLIO ALLAGATO, (circa il 5%dei casi ipotizzabili), il sub per inerzia raggiunge la superficie, galleggia a faccia sotto costretto dal bilanciamento degli arti, anche se svenendo un paio di metri sotto ha espirato e quindi ha allagato solo il boccaglio. Il blocco respiratorio associato al riflesso glosso faringeo infatti arretra la lingua e chiude temporaneamente la glottide e la posizione a faccia in giù impedisce comunque l’accesso dell’acqua fino al momento dell’arrivo dello stimolo involontario che si presenta nella fase di incoscienza dopo alcuni secondi. A questo punto inspira qualche centimetro cubo di acqua, ma anche molta aria che gli dà la possibilità di riprendersi da solo, come successo nell’episodio raccontato nell’introduzione.

SCENARIO 3: SENZA BOCCAGLIO, e quindi a bocca libera, viene a mancare la funzione del boccaglio di mantenere comunicazione tra la bocca immersa e l’aria,il sub inspira solo acqua che allaga i polmoni, negativizza l’assetto e l’apneista affonda o comunque, se ha un assetto positivissimo, annega in superficie.

Conclusioni

Le didattiche dell’apnea e della pesca in apnea richiedono differenze importanti. Attualmente anche i pescatori che si sono formati con dei corsi di apnea vengono incoraggiati ad un utilizzo del boccaglio molto pericoloso non tenendolo in bocca. Esistono decine di casi di persone che si sono risvegliate in solitudine dalla sincope solamente perché hanno mantenuto le vie aeree in comunicazione con l’aria. Dagli anni 90 insegno la Manovra Globale di Risalita nella mia personale didattica dedicata alla pesca in apnea ed anche un mio allievo, Fulvio Mancaruso si è salvato da morte certa utilizzando la MGR. E’ giunto il momento di cambiare i protocolli anche delle altre didattiche di fronte alle evidenze riportate dalle casistiche e da alcune deduzioni. Insieme ad 8 medici abbiamo condotto un esperimento scientifico sulla manovra che non ha potuto trovare alcuna falla nelle ipotesi avanzate. Lo stesso recupero dell’aria dalla maschera in risalita è stato a lungo criticato dalla didattica Apnea Academy. Mi fa particolarmente piacere che oggi venga invece insegnato anche nei loro corsi. Penso si debba rivedere la didattica dell’utilizzo del boccaglio per i pescatori, con la stessa disponibilità all’ascolto ed alla sperimentazione che infine si è usata per adottare la fase 1 della MGR, il recupero dell’aria della maschera in risalita usata in discesa per compensarla.

I grandi Campioni pro risalita con boccaglio

(di Carlo Forni)

La Manovra Globale di Risalita risulta molto interessante e le spiegazioni di Gabriele Delbene alquanto convincenti. Ma un servizio così importante non può necessariamente reggersi sull’esperienza e le considerazioni di un unico atleta, seppur Vicecampione del Mondo 2004 a squadre e Vicecampione d’Europa 1999 a squadre, particolarmente esperto nella pesca profonda e detentore del record di Abyssal Spearfishing, laureato in science of osteopathy e in scienze motorie, perciò con conoscenze mediche approfondite, e che ha comunque sottoposto e testato la sua didattica confrontandosi con 8 medici. Abbiamo voluto andare oltre e interpellare fra i più grandi Campioni internazionali di ieri e oggi nel mondo della pesca in apnea, piuttosto che analizzare la loro tecnica di risalita: José Amengual, Pedro Carbonell, Jody Lot, Oscar Cervantes, Daniel Gospic, Giacomo De Mola e Stefano Bellani e Riccardo Molteni. Tutti hanno con forza riconosciuto l’importanza dell’utilizzo del boccaglio in fase di risalità sul fronte della sicurezza. Leggiamo i commenti di alcuni di loro e godiamoci una breve video raccolta con le immagini che mostrano come tutti tengano il boccaglio in bocca nella fase di risalita e utilizzino la fase 2 della Manovra Globale di Risalità. Speriamo queste evidenze e testimonianze professionali aiutino a riaprire il tema della didattica per la sicurezza nella pesca in apnea, evidenziando le importanti differenze rispetto all’apnea pura. Saremo sempre qui per dare voce anche a coloro, fra Campioni e didattiche, che volesse evidenziare aspetti che in qualche modo, invece, supportano il non utilizzo del boccaglio in risalita (carlo.forni@apneapassion.com).

Pedro Carbonell – 3 volte Campione del Mondo e 4 volte Campione Euroafricano individuale

Pedro Carbonell con il boccaglio che rilascia l’aria a pochi cm dalla superificie

“Nessuno in realtà mi ha mai indicato di pescare tenendo il boccaglio in bocca, ma lo ho sempre fatto, è una cosa quasi istintiva, naturale. Devo dire che, tra l’altro, seppur io non abbia mai avuto una sincope (un Taravana sì, ma con barca d’appoggio, quando avevo 19 anni), conosco due casi certi che utilizzando la tecnica con boccaglio in bocca in risalita si sono salvati la vita. Il primo, durante una competizione, mi ha raccontato di essersi ritrovato a 200 metri dal pallone, in una giornata con poca corrente, e quindi ha valutato di aver perso i sensi per almeno 20 minuti. Solo avere il boccaglio in bocca gli ha permesso di riprendere a respirare e di non annegare. Questa soluzione gli ha salvato la vita! Un altro caso è stato di un pescasub che mi ha raccontato che pescava su una franata, e che si è risvegliato a 100 metri dalla costa. Era certamente svenuto e anche qui il boccaglio in bocca nella risalita gli ha salvato la vita.
Il rilascio di aria è automatico se lo si fa a pochi centimetri dalla superficie, e non richiede alcuno sforzo aggiuntivo, anzi. Ciò che è importante è anche posizionare bene il boccaglio, non lateralmente, ma posteriormente, con il tubo bloccato a 3-4 centimetri della lunghezza grazie alla fibbia della maschera.
E’ fondamentale distinguere fra l’apnea pura e la pesca in apnea, la differenza è grande e la didattica non può essere la stessa. E’ chiaro che praticando l’apnea pura il boccaglio può essere un disturbo per diversi motivi, ma sappiamo anche che si ha sempre un supporto in superficie quando si effettua la prestazione. Per la pesca in apnea non è così. Non è pensabile immaginare di risalire, tra l’altro, con la testa all’indietro nella speranza che, in caso di svenimento, il corpo rimanga a galla a pancia in su. Secondo me è impossibile. La posizione naturale del corpo se si perdono i sensi causa sincope è quella a pancia sotto, e in quel caso il boccaglio in bocca può salvarti la vita.
Posso confermare che anche Josè Amengual da sempre ha pescato con il boccaglio in bocca in risalita, e sinceramente tutti gli atleti e i campioni che conosco utilizzano la stessa tecnica.”

Giacomo De Mola – Titolo Master de Palma 2019 e 2020 e attuale Campione Euroafricano a squadre

Giacomo De Mola risale con il volto verso l’alto e il boccaglio in bocca

“Io personalmente uso tenere il boccaglio in immersione. Credo che se il pescatore è vittima di sincope in superficie, non venga visto dal compagno o barcaiolo o in una situazione estrema nella quale sia solo in acqua (cosa che viene sconsigliata, ma che accade) con il boccaglio in bocca abbia la possibilità, seppur remota, di ricominciare a respirare autonomamente e avere le vie aeree in contatto con l’aria.

Senza il boccaglio in situazioni del genere (per esperienza, mi e’ capitato di salvare diversi amici in questa situazione) il sub si ritrova a faccia in giù sulla superficie del mare e senza aiuto rimarerebbe in tale posizione e annegherebbe.

Tutto ciò, premesso che lo svuotamento del boccaglio avvenga negli ultimi 10-20 centimetri, prima dell’uscita dall’acqua fatto a testa in su, come guardando il cielo e nello stesso tempo svuotando senza sforzo il boccaglio dall’acqua. Per cui, in questa posizione, non dovremo espellere la colonna di acqua all’interno dello snorkel in verticale, cosa che invece potrebbe provocare la sincope in situazioni limite. Questa tecnica, se diventa un abitudine, a mio avviso potrebbe salvarci in situazioni estreme.”

Daniel Gospic – Campione del Mondo e 2 volte Campione Euroafricano 

Daniel Gospic e Oscar Cervantes vincitori della Semana Master 2020 per marche – Entrambi tengono il boccaglio in risalita

“Il 99% dei miei tuffi sono con il boccaglio in bocca. In realtà lo tolgo scendendo, perché soprattutto in tana mi sembra strano pescare con il boccaglio, ma poi quando risalgo lo rimetto in bocca. Ci sono due motivi per cui lo faccio. Uno di semplice praticità ed efficacia della pescata, perché quando risalgo sono già in posizione in avanti con il volto e posso continuare a scrutare il fondale senza interruzioni. Un secondo elemento, fondamentale per tutti i pescatori in apnea, è la sicurezza. Avere il boccaglio in bocca quando si riemerge può fare la differenza se si dovesse perdere i sensi. A quel punto se si è svuotato il boccaglio dall’acqua poche decine di cm prima della superficie, e quindi senza alcuno sforzo, ci troveremo comunque in superficie in posizione orizzontale e a pancia sotto. In caso di svenimento, in alcune occasioni potremo riprendere in automatismo a respirare senza ostruzioni grazie al boccaglio svuotato dall’acqua. Io stesso ho saputo di un pescatore in apnea che, tenendo il boccaglio in bocca, svenuto per sincope è rinvenuto diversi minuti dopo e a 100 metri dalla sua barca ormeggiata.
Il boccaglio serve sempre come protezione che separa i polmoni dall’acqua del mare. Anche uscendo dall’acqua con mare ondoso, o per la semplice onda che può arrivare dal gommone di appoggio, non avere il boccaglio in posizione determina la possibilità che la bocca si allaghi con l’acqua dell’onda, proprio nel momento più critico in cui si sta recuperando magari da un tuffo impegnativo. Io volontariamente negli ultimi centimetri della risalita mi posiziono già con il corpo parzialmente in orizzontale per trovarmi nella posizione più corretta e sicura. Credo in questa soluzione di sicurezza con il boccaglio in bocca, che differisce dalle pratiche dell’apnea pura, dove hai sempre un supporto in superficie e scendi e risali sempre in verticale, mentre nella pesca ti sposti orizzontalmente sott’acqua, cosicché anche un eventuale compagno di pesca potrebbe non individuarti in superficie.”

Stefano Bellani – Campione del Mondo ed Euroafricano 

Stefano Bellani risale con il boccaglio in bocca

“Io stimo e rispetto organizzazioni come Apnea Academy (e altre scuole) che ha creato una vera e propria didattica per l’apnea e la sicurezza in mare e che ha fatto un lavoro straordinario per la sicurezza di coloro che vanno mare. Sono convinto però che esistano differenze importanti fra apnea pura e pesca in apnea che richiedano una didattica per alcuni aspetti diversa, anche a tutela di coloro che si sono formati con l’apnea e poi sono diventati pescatori in apnea, o addirittura istruttori di pesca in apnea.
Quello che va evidenziato è la differenza fra apnea pura e pesca in apnea. Nella prima la prestazione è spesso portata al limite e, soprattutto, con uno o più compagni che attendono in superficie. Il boccaglio viene sfilato dal cinghiolo della maschera per essere più idrodinamici, e l’obiettivo è al 100% la prestazione profondista. Nella pesca in  apnea sarebbe importante essere almeno in due, e comunque ciò funziona pescando in alternanza con un unico fucile, e anche in quel caso nei tuffi profondi spesso mi è capitato, con acqua torbida, di non rivedere il mio compagno di pesca risalire perché si era spostato effettuando una azione di pesca sott’acqua. Tra l’altro, sappiamo che purtroppo il pescatore subacqueo è un solitario e quindi in caso di sincope in superficie nessuno lo potrà aiutare. A questo punto risalire nell’ultimo metro con il boccaglio in bocca e il volto assolutamente rivolto verso l’alto espirando leggermente, con il tubo che sarà rivolto verso il basso e quindi si svuoterà praticamente da solo senza richiedere alcuno sforzo, ci permetterà di trovarci con la testa fuori dall’acqua, il tubo svuotato e la possibilità di inspirare immediatamente per recuperare aria, con l’espirazione già effettuata, guadagnando 1 o 2 secondi. A ciò si aggiungerà il punto chiave: il boccaglio come ancora di salvezza in caso di sincope.
E’ chiaro per me che nei tuffi profondi, dove ovviamente c’è maggiore rischio di sincope, se zavorrati in modo corretto, e quindi positivi come da didattica, tornando a galla e con il boccaglio in bocca si ha una possibilità di salvarci anche dopo aver perso i sensi. Il cervello, infatti, dopo un tempo variabile dai 10 secondi in poi stimolerà la ripartenza della respirazione anche se il soggetto è ancora privo di sensi. Conosco diverse persone che si sono salvate in questo modo. Un mio amico in particolare anni fa si salvò proprio in questo modo, addirittura rinvenendo diversi minuti dopo essere svenuto, e ritrovandosi in mezzo al mare lontano dal gommone ancorato. Aveva perso i sensi, ma il boccaglio svuotato dall’acqua in risalita gli aveva permesso di tornare a respirare poco dopo, ancora svenuto, e riprendere i sensi ancora minuti più tardi. Ho anche avuto compagni di pesca che tornati in superficie apparentemente in buone condizioni, dopo alcuni respiri all’improvviso hanno perso i sensi. Se fossero stati soli sarebbero annegati, ma con il boccaglio in bocca avrebbero probabilmente galleggiato e sarebbero rinvenuti successivamente.
E’ chiaro che tenere il boccaglio in bocca può salvare in quei casi in cui il pescatore in apnea ha raggiunto la superficie e ha potuto respirare. Quindi, anche se questa tecnica servisse a salvare un’unica vita giustificherebbe l’impegno ad imparare a praticarla.
Questo il mio commento che vorrò e certamente approfondirò in un servizio dedicato esclusivamente alla sicurezza che realizzerò sempre nelle pagine di Apneapassion.com”

Oscar Cervantes – Attuale Campione Euroafricano e 3 vittorie al Master de Palma

Oscar Cervantes European Champion 2019

Apneapassion: Ci sono stati degli esperimenti medico scientifici che sembrerebbero dimostrare che la posizione a faccia in giù sia quella statisticamente più frequente nel caso di una sincope di un pescatore in apnea. Ti è mai capitato di svenire ?

Oscar Cervantes: Si mi è capitato e ho anche visto svenire persone a fianco a me.

AP: Secondo te quale sarebbe la posizione del corpo in quel malaugurato caso?

OC: Corpo rigido e mento verso il basso.

AP: Siamo tutti abbastanza concordi che la sincope che coglie il pescatore avvenga vicino alla superficie e la maggior parte dei casi anche parecchi secondi dopo la riemersione. Ovviamente la pesca in coppia (controllo costante del compagno) con un solo fucile è l’unica accortezza che può dare altissime probabilità di successo nell’intervento di salvataggio. Nel caso però in cui ci si possa trovare a galleggiare svenuti dopo una sincope, sembra ci siano numerose testimonianze di persone che si sono risvegliate da sole respirando nel boccaglio, a volte anche ad una certa distanza da dove si è verificata la sincope. Come sai, dopo un tempo che può oscillare tra pochi secondi ed un minuto dopo l’arresto respiratorio, riprende lo stimolo alla respirazione anche se siamo svenuti. Che cosa succederebbe secondo te se in quel momento non avessi il boccaglio in bocca?

OC: Ritengo sia meglio tenere il boccaglio in bocca, ed infatti io lo preferisco sempre, e ritengo che sia una buona soluzione anche per la sicurezza.

AP: Oltre a te abbiamo intervistato altri campioni che utilizzano la MGR. Gabriele Delbene, che ha cercato di descrivere ed insegnare questa pratica, afferma di aver capito nel 1989 che il boccaglio in bocca poteva salvargli la vita. Ciò avvenne in seguito al racconto di un noto agonista che, svenuto dopo una brutta sincope, si risvegliò respirando nel boccaglio a più di 100 metri di distanza da dove era riemerso in difficoltà. Ti è mai capitato di sentire il racconto di qualcuno che si sia risvegliato dalla sincope in solitaria con il boccaglio in bocca?

OC: Sì, più volte e in particolare da un mio compagno di pesca che un giorno è andato a pescare da solo e si è risvegliato circa 25 minuti dopo la sincope a 500 metri dalla barca.

AP: Immaginando per un attimo di poter inserire nella didattica della pescasub la MGR, oppure dover insegnare all’allievo a mettersi a pancia verso il cielo nel momento in cui tra l’altro la mente è offuscata, secondo te quale di queste due situazioni garantirebbe di più la sicurezza dell’allievo?

OC: Consiglio sempre di portare il boccaglio in bocca, è molto più sicuro e comodo.

Riccardo Molteni – Campione del Mondo a squadre e Campione Italiano

Riccardo Molteni tecnica di risalita con boccaglio

“Premetto che non sono un medico e che quindi le mie indicazioni sono puramente esperienziali. Non ho certamente la pretesa di affermare cose che siano necessariamente le più corrette.

Personalmente ho avuto un unico incidente da sincope ipossica, quando avevo 19 anni e l’inesperienza unita alla frenesia mi portò a sparare ad un pesce e poi lottare per tirarlo fuori da una tana. Tra l’altro ero troppo piombato e risalendo mi è stato detto che sono svenuto e andato a fondo. Mi ha recuperato il mio compagno di pesca, legandomi la sagola al polso e rischiando lui stesso di andare in sincope. Poi con un po’ di fortuna ci siamo salvati entrambi.

A parte questo episiodio, ricordo almeno 12 occasioni nelle quali miei compagni di pesca sono andati in sincope e li ho dovuti salvare. Fra questi, 3 non hanno neppure raggiunto la superficie e, come me a 19 anni, sono affondati verticalmente. Gli altri 9 hanno raggiunto la superificie, e tutti quando sono svenuti hanno assunto la posizione di galleggiamento in superficie a bancia sotto e volto in acqua. E’ chiaro che se lasciati soli in queste condizioni e senza boccaglio in bocca la situazione sarebbe risultata in una tragedia, con l’annegamento.

Ho un amico pescatore in apnea che ha avuto 3 o 4 sincopi nella sua carriera. In particolare, mi ha raccontato una occasione nella quale era a pesca da solo e deve essere svenuto in superificie. Beh, si è ritrovato a più di 150 metri dal pedagno, senza fucile, in posizione prona. Aveva ripreso a respirare dopo essere svenuto grazie al fatto che aveva il boccaglio in bocca. Questa esperienza certamente conferma l’importanza in determinate situazioni critiche di mantenere il boccaglio in bocca. Se non fosse stato così il mio amico avrebbe respirato acqua e sarebbe certamente annegato.

Sono istruttore FPSAS e ISDA, didattiche importanti con le quali tengo corsi a diversi allievi. Sul fronte dell’utilizzo del boccaglio personalmente durante le mie lezioni presento le “ragioni” di entrambe le soluzioni, con e senza boccaglio. La prima però è quella che io applico e sulla quale non avrei dubbi, avendo testato entrambe per mia esperienza personale.

La Manovra Globale di Risalita la applico in modo automatico da molto tempo in entrambe le fasi 1 (recupero aria dalla maschera) e 2 (mantenimento del boccaglio in bocca e svuotamento in prossimità della superificie). Anche la risalita con la glottide aperta, soprattutto nei tuffi profondi e ad inizio stagione, quando l’allenamento non è ancora al massimo, permette a mio parere di evitare il rischio di emottisi, cioè micro barotraumi polmonari. Infine, devo dire che effettuando la compensazione “hands-free”, il boccaglio in bocca mi aiuta anche in tal senso favorendomi la mobilizzazione della mandibola.”

Tutti i campioni in un video

Per far “toccare con mano” come i più grandio Campioni internazionali di pesca in apnea di ieri e oggi utilizzino la tecnica di risalita con il boccaglio in bocca, abbiamo voluto creare un breve video che mostri i vari campioni negli ultimi momenti di risalita, con boccaglio in bocca e rilascio dell’aria con svuotamento del boccaglio a poche decine di centimentri dalla superficie. Grazie a Reivax Films e Apnea Service di Stefano Tovaglieri per alcune delle immagini presenti in questo video.