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La spigola

Uno dei pesci più comuni tra le prime prede del pescasub principiante è la spigola o branzino. Quasi tutti ricordano la cattura della loro prima spigola, quasi fosse il primo bacio alla fidanzatina. Io avevo 15 anni e mi trovavo sul lato esterno della diga che faceva da protezione ad una piccola ansa formata dal veloce torrente che portava chiare e fredde acque montane sul litorale del porto, in Corsica. Il branzino, che si trovò sfortunatamente sulla traiettoria della mia piccola fiocina a tre punte (Technisub Grinta 60 regalato da mio papà per la promozione), era quasi immobile, tranne piccoli ondeggiamenti roteanti delle pinne pettorali, in mezzo metro d’acqua tra i sassi della diga in una torrida tarda mattinata di agosto.

Quando e dove trovarla

La relativa semplicità della cattura della spigola è dovuta al fatto che questo predatore ha un comportamento che in alcuni frangenti è piuttosto prevedibili. Si può incontrare la spigola sia in solitario che in branchi numerosi; frequenta molti tipi di habitat diversi, ma è particolarmente attratta dalle zone portuali, dalle dighe frangiflutti e dalle acque dolci e salmastre delle lagune. Risale i fiumi anche per lunghi tratti e si sposta cacciando piccoli pesci, crostacei e molluschi. Segue maree e temperature variabili dell’acqua, dagli estuari fluviali alle coste limitrofe, rimanendo però quasi sempre su fondali entro i 15 metri. Ai giorni nostri cerco le spigole soprattutto in Inverno, tra dicembre e marzo. Quando l’acqua scende sotto i 16 gradi di temperatura questi animali rispondono allo stimolo termico migrando in mare, prediligendo fondali bassi e dolcemente degradanti, spesso eleggendo a dimora praterie di posidonia ricche di corrente e mangianza.

Il campione Gabriele Delbene con due belle spigole

Tecniche di pesca: aspetto

Le spigole si pescano con la tecnica dell’aspetto o dell’agguato in tana. L’aspetto richiederà una sola ed importante caratteristica: l’immobilità assoluta. L’habitat migliore sarà quello dove ci sarà più presenza di piccoli pesci preda. Gli scogli affioranti, in gergo stellini, tormentati, esposti e battuti dalle onde e dalla corrente sono un catalizzatore della loro presenza. Stretti e correntati, imbuti tra isole pianeggianti, le punte delle dighe frangiflutti, i relitti anche piccoli su fondali sabbiosi a basse profondità e vicini ad un fiume, sono anch’essi ottimi spot. Nel caso di mare invernale plumbeo ed immobile in assenza dello sciabordio rumoroso delle onde, le spigole si dimostrano sensibili a diversi tipi di richiami sonori. Questi predatori sono curiosi e, se non si trovano in ambienti ad alta presenza umana, si avvicinano anche se si è allo scoperto, ed addirittura possono ritornare sui loro passi in caso di tiro sbagliato. Un energico schiaffo sull’acqua prima della capovolta ne richiama l’attenzione anche da una certa distanza. Stessa cosa per il lancio di un sasso in caso di acque molto limpide e tranquille. Recentemente si sono dimostrati efficaci anche i clicker che hanno sostituito il ticchettio provocato dal picchiare ritmicamente un sasso contro la roccia durante l’attesa immobili sul fondo.

Richiamo sonoro meccanico, o clicker, della Sigalsub

Tecniche di pesca: agguato

Di più in Inverno, ma talora in tutte le stagioni, i branzini amano stazionare in tane ampie. Nella mia zona alle isole Palmaria e Tino, le spigole si radunano in grandi grotte in parete o in lunghe ed ampie tane passanti formate dai ciclopici massi sul fondo. Agli accessi molto aperti di queste fenditure ci si deve approcciare con un percorso mimetico, all’agguato. Senza disturbare il loro andirivieni all’interno, si farà il primo agguato fermandosi all’esterno dell’apertura nella roccia, stimolandone la curiosità con la sola presenza inizialmente e con piccoli richiami in un secondo momento. Ovviamente, la conoscenza maturata in altre occasioni della forma, dell’ampiezza della grotta, ma soprattutto del posizionamento delle spigole al suo interno, condizionerà la nostra strategia di movimento. In grotte lunghissime e profonde si potrebbero tentare catture plurime. Se invece sapremo, ad esempio, di avere la possibilità di un unico tiro, sarà più importante penetrare la cavità con il minimo della velocità rallentata di avanzamento fino ad avvistare il drappello concentrato di prede, di solito tranquillo, che nuota lentamente in circolo nell’ombra. Solo così facendo avremo la possibilità di selezionare la preda e concludere l’azione con la nostra strategia strettamente correlata al fatto di aver o meno allertato il branco. Per questo tipo di tiro, da improvvisare e da indirizzare su sagome allungate e sfuggenti, sarà importante il brandeggio, quindi preferisco un arbalete con tubo sottile da 90 cm, con elastici da 16mm e asta da 6 mm, leggera e velocissima.

Orari di pesca

L’attività di caccia e spostamento di questo pesce è dimostrato sia alta mentre la marea sale e raggiunge il suo culmine al picco di alta marea. Ha importanza quindi impostare la battuta di pesca all’aspetto programmando l‘orario di marea più vicino all’alba o al tramonto. Lo scorso dicembre mi trovavo in una zona di scogli affioranti e disposti verso il largo, con fondale che sprofondava subito sui 15 metri nelle immediate vicinanze. Era domenica e numerosi pescatori in apnea avevano già visitato il sito, conosciuto per la presenza di spigole. Al freddo del tramonto, in un’atmosfera quasi spettrale, ci siamo trovati in tre nella stessa zona. La situazione vedeva il culmine di marea e buona presenza di spigole. Dopo un paio di catture nel bassissimo fondale dei canaletti tra gli stellini, battuto da una leggera corrente, classico habitat da spigole, ho fatto la grossa differenza nelle catture per un motivo semplicissimo: ho provato ad uscire dallo schema classico dell’aspetto nel bassofondo ed ho cercato i branzini nell’acqua un po’ più torbida ed inquietante del gelido tramonto invernale, trovando i predatori sparpagliati in fondo alla franata. Si erano allarmati, ma continuavano a girare in caccia sfiorando la sommità dei grossi massi ricchi di mangianza.

Gabriele Delbene

Gabriele Delbene, anno ’66, è un grande Campione di pesca in apnea, che ha raggiunto importanti risultati nelle competizioni internazionali. Gabriele è anche laureato in Scienze dell’Osteopatia e scienze motorie e ideatore della manovra globale di risalita.

Principali titoli di pesca in apnea

Medaglia di bronzo al Campionato del mondo per Club 2018, Biserta, Tunisia

Vicecampione del Mondo e d’Europa a squadre

Vincitore di 5 Trofei Internazionali

World Record Abyssal Spearfishing (- 62,5 metri)

Stage con Gabriele Delbene

Gabriele oggi organizza approfonditi stage di pesca in apnea, che ci racconta così: “La pesca in apnea come ogni altra attività umana può essere insegnata. L’esperienza di uno stage intensivo è impegnativa ma altamente formativa. Lo stage è rivolto ad un massimo di 4 persone e per questo motivo è pensata per individuare e risolvere le problematiche tecniche individuali. Focus importanti sono ricolti al respiro del pescatore, che ha esigenze diverse dall’apneista puro, al fine di ottimizzare la performance mantenendo alto il livello di sicurezza. Tutto il lavoro è orientato alla pesca, quindi i test di ingresso, le azioni di pesca degli allievi, i video, commentati nel punto tecnico serale davanti ad un grande schermo tv, le lezioni contestualizzate sugli episodi o incontri con le prede della giornata, fanno tutti parte di un’esperienza che migliora molto velocemente le statistiche degli avvistamenti e quindi delle catture degli stagisti.”

Contatti:

email: gabriele.delbene@libero.it

mobile: +39 3339598374