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La mia prima grande ricciola

Dopo racconti e consigli sulla cattura della corvina e della spigola, ecco tutti i segreti sulla cattura della ricciola svelati dal Campione e istruttore di apnea Gabriele Delbene.

La grande ricciola…la prima meravigliosa ricciola non si scorda mai. La mia personale indelebile emozione creata da questo maestoso predatore si realizzò quando, poco più che adolescente e a digiuno di grosse catture, leggevo solo sulle riviste i segreti dei campioni per incontrare il sogno mitologico del pescione fuori misura. Ero abituato a catturare nella schiuma i velocissimi e guardinghi saraghi liguri. Quel tipo di pesca così esclusiva favoleggiata in quegli articoli sembrava molto fuori dalla mia portata e riservata ai veri conoscitori del mare e dei luoghi magici dove c’era “il passaggio”. Le isole Palmaria, Tino e Tinetto, il mio territorio di pesca preferito, pur essendo coreografiche, non avevano i fondali magici della Sicilia o delle stupende secche di granito del Nord Sardegna.

Un’alba di luglio tuttavia…l’effetto dei fiochi raggi radenti del sole, che aveva solo in parte fatto capolino dalle apuane, dava un senso di lentezza all’ambiente ed all’attività dei suoi animali, che si stavano affacciando ad un nuovo giorno dopo una torrida ed immobile notte estiva. Qualche debole verso sgraziato di gabbiano ed il silenzio del mattino accentuavano quella sensazione di pigro risveglio.

Tutto cambiò improvvisamente…nell’acqua calda e cristallina, sul cappello della Secca di Dante, fui sorpreso dall’urto di un cefalotto con la mia maschera, lanciato a tutta velocità in una fuga tanto precipitosa quanto disperata alla ricerca della salvezza. Fermo all’aspetto osservavo il brancone di cefali da decine di secondi sperando nell’apparizione di grosse spigole che frequentavano quel luogo magico. Secondi che sembrarono eterni di vuoto blu e silenzioso dopo essere stato investito dalle rumorose scodate dei cefali, poi… i fantasmi…Due enormi sagome poco distinguibili erano in apparente lentissimo avvicinamento. Come trascinate da fili invisibili, le due gigantesche ricciole percepirono in qualche modo la mia immobile presenza. La prima grossissima ma più piccola di quella dietro, mi puntò fino ad arrivarmi a poco più di un metro e mezzo dalla punta della tahitiana. Con l’ambizione della cattura storica riuscii a non premere il grilletto pentendomene un attimo dopo. La gigantesca dall’occhio bovino e dall’aspetto pasciuto e falsamente mansueto si allarmò della scodata della sorella minore che, soddisfatta la sua curiosità, virò con un angolo sospetto a meno di due metri da quello strano abitante marino nero. Mi si gelò il sangue vedendola rizzare la pinna dorsale e quasi immobilizzarsi alla distanza pari a due gittate della mia ridicola arma ad elastici di lattice morbido. Quello fu il momento dell’ammirazione misto al terrore dell’allontanamento del pesce. In un movimento a inerzia lenta e controllata anche dalle pinne pettorali  e ventrali, anch’esse che remavano per consentire lo stazionamento, potei coglierne i bellissimi dettagli. La ricciola immobile da interminabili secondi, tranne il circospetto occhio vitellino, ebbe un sussulto inarcando il dorso, e rivelò così la sua natura predatrice spalancando la bocca e mostrando l’argento della coda di un muggine non ancora inghiottito completamente… due parassiti scuri, grassoccie lamprede ben nutrite erano in mostra dalle garge del possente animale . Poi, finalmente successe. La possente ricciola abbassò la pinna dorsale e come in una lenta moviola arrivò a tiro. Un recupero lungo e difficile mi lasciò una ferita sul petto rimediata nell’atto dell’impetuoso, quasi passionale, abbraccio finale.

Delbene Ricciola Amberjack

 

Abitudini e dove trovarla

La grande ricciola è un mito per il pescatore in apnea, un mito avvolto da un alone di mistero che è destinato ad accrescersi. Purtroppo, la pesca indifferenziata a circuizione lo ha reso un animale raro ed anche sospettoso.

Essendo un carangide pelagico, la seriola dumerili vive la maggior parte dei mesi freddi ad alte profondità ed al largo, cacciando alici, sarde ed altro pesce azzurro. Apprezza particolarmente le zone dove ci sono forti dislivelli batimetrici, e ama perciò le punte che si tuffano nel turchese e le secche al largo che emergono dagli alti fondali. La sua predilezione per le ripide guglie ed i profili quasi verticali è nota come lo è il fatto che adori le piattaforme artificiali ricche di tubazioni e ponteggi ferrosi, sospese su fondali di un minimo di 40 m. La ragione di questo habitat preferito sta probabilmente nel tipo di caccia che lei stessa conduce sfruttando gli ostacoli con sapienti agguati in accelerazione. Mi è capitato di catturarne un grosso esemplare in una parete verticale, sbucata dal nulla, in mezzo ad una foresta di gorgonie chiare, che stava chiaramente sfruttando per occultare la sua presenza ad un folto branco di occhiate che nuotava nelle vicinanze. Ho osservato lo stesso comportamento di un’altra grossa ricciola sul relitto di una nave e quella volta le prede erano delle bellissime tanute di un colore blu elettrico. La ricciola è stata anche chiamata in passato “pesce dei relitti” per questa sua abitudine a frequentarli. I grossi esemplari ho notato stazionino solo su relitti che si distaccano di una certa altezza dal fondale sabbioso, direi almeno 3 o 4 metri. Sui relitti profondi o profondissimi questi pesci possono trovarsi anche vicino alla superficie, in genere alla mattina presto, mentre nel resto della giornata preferiscono viaggiare a mezz’acqua nuotando pigramente in attesa di un’occasione di caccia.

 

Ricciola di 23 kg catturata in caduta a – 16 metri da Roberto Brera, allievo di Gabriele Delbene, all’isola dle Giglio

 

La tecnica di cattura

La tecnica d’elezione è l’aspetto a contatto con un fondale ripido, ma si cattura anche in caduta e all’attesa sospesi nel blu nei punti di passaggio; raramente la si può sorprendere all’agguato.

Sono animali abitudinari e negli anni le zone di passaggio sono sempre le stesse. Le informazioni che hanno i pescatori locali sono preziosissime. Sempre la solita zona della secca, le solite guglie, le solite balconate, le solite punte dove batte la corrente innescando la catena alimentare, i soliti relitti nei soliti periodi.

I periodi di avvicinamento alla costa cominciano alla fine di maggio, primi di giugno, con le incursioni di piccoli drappelli di pesci. A cominciare da luglio per tutta l’estate sono possibili incontri nelle zone di passaggio. A proposito del disturbo e della pressione da parte della pesca industriale, sarà più facile trovare pesci più avvicinabili a fine giugno e più diffidenti in agosto quando si unisce alla pressione dello sforzo di pesca anche l’inquinamento acustico del traffico nautico.

Se i pesci sono tranquilli all’aspetto si avvicineranno anche parecchio senza bisogno di nascondersi particolarmente bene, mentre sembra sia efficace l’immobilità quasi assoluta. Viceversa, mi è capitato di essere percepito da lontano da pesci che sono fuggiti via al minino segnale di presenza umana.

Sempre su pesci tranquilli si può effettuare la tecnica della pesca in caduta o dell’attesa a mezz’acqua. In alcuni casi mi è capitato di imbattermi al largo delle coste corse in branchi di riccioloni in frenesia alimentare insieme ai tonni che facevano appallare i branchi di acciughe. In certi casi si può provare la tecnica di puntare inizialmente sul branco per poi cambiare completamente direzione. Spesso capita che si incuriosiscano vedendo la planata lentissima e misurata inseguendo il sub lateralmente riducendo le distanze. Naturalmente tutto l’armamentario delle lunghissime armi moderne con lunghe gittata e mulinelli capienti sarà indicato per trapassare la grande ricciola ed avere garanzia di tenuta.

Il tiro è preferibile indirizzarlo nel terzo finale del corpo se si ha tempo di mirare. Lo scopo è quello di limitare la motilità caudale di questo potente predone. Da evitare le branchie cartilaginee e fragili e la calotta cranica, durissima e difficile da trapassare. Se il tiro si presenta lungo o lunghissimo conviene mirare al ventre morbido che comunque può assicurare una buona tenuta se le alette sono lunghe e doppie.

Le ricciole sulle quali ci si fa esperienza sono i branchetti di esemplari tra il chilo ed i 2 kg che tra fine Estate e fine Autunno frequentano tutti i litorali. Si concentrano maggiormente su secche al largo come su propaggini rocciose e punte vicino alla costa. Molto ben frequentate anche le punte dei frangiflutti ricche di avannotti e piccoli pesci da predare. Conviene aspettare il momento giusto e fulminare con un tiro ben piazzato una delle più vicine. Questo ci consentirà di effettuare un secondo o addirittura un terzo tiro. I pesci si affonderanno e diventeranno più diffidenti, ma sempre avvicinabili con un bell’aspetto lungo. Un’altra tecnica consente catture plurime. Se il branco si intercetta a mezz’acqua si può tentare di non recuperare il pesce immediatamente lasciandolo filare col mulinello. I pesci incuriositi dagli strani movimenti rimarranno nei pressi e si potranno insidiare con cadute lente e controllatissime utilizzando un secondo arbalete o pneumatico.

Gabriele Delbene

Gabriele Delbene, anno ’66, è un grande Campione di pesca in apnea, che ha raggiunto importanti risultati nelle competizioni internazionali. Gabriele è anche laureato in Scienze dell’Osteopatia e scienze motorie e ideatore della manovra globale di risalita.

Principali titoli di pesca in apnea

Vicecampione del Mondo e d’Europa a squadre

Vincitore di 5 Trofei Internazionali

World Record Abyssal Spearfishing (- 62,5 metri)

Stage con Gabriele Delbene

Gabriele oggi organizza approfonditi stage di pesca in apnea, che ci racconta così: “La pesca in apnea come ogni altra attività umana può essere insegnata. L’esperienza di uno stage intensivo è impegnativa ma altamente formativa. Lo stage è rivolto ad un massimo di 4 persone e per questo motivo è pensata per individuare e risolvere le problematiche tecniche individuali. Focus importanti sono ricolti al respiro del pescatore, che ha esigenze diverse dall’apneista puro, al fine di ottimizzare la performance mantenendo alto il livello di sicurezza. Tutto il lavoro è orientato alla pesca, quindi i test di ingresso, le azioni di pesca degli allievi, i video, commentati nel punto tecnico serale davanti ad un grande schermo tv, le lezioni contestualizzate sugli episodi o incontri con le prede della giornata, fanno tutti parte di un’esperienza che migliora molto velocemente le statistiche degli avvistamenti e quindi delle catture degli stagisti.”

Contatti:

email: gabriele.delbene@libero.it

mobile: +39 3339598374